E’ proprio giusto studiare Dante così?

Che meraviglioso festival! Mi viene da pensare non appena  riaffiorano nella mente le immagini delle  manifestazioni di questo weekend ravennate appena trascorso dedicato a Dante, in una cornice meravigliosa nella quale hanno spiccato soprattutto  i chiostri francescani, teatro di conferenze veramente interessanti e di uno squisito concerto in una fredda ma lucente notte di un qualunque giovedì di Settembre. Illustri ospiti sono venuti a rendere omaggio con argomenti differenti al sommo poeta, tra i quali ha spiccato  il nome dello storico Luciano Canfora che ha deliziato i presenti con un intenso intervento riguardante il Canto di Ulisse, incentrando in particolare la discussione, sul tema della conoscenza.  L’incontro sul quale, tuttavia vorrei soffermarmi, ha visto protagonista un tema molto importante quanto se vogliamo complesso da affrontare, si tratta del valore di Dante e non solo ( la letteratura per intenderci) nella scuola e nei dintorni.  Ma cosa vuol dire dintorni? Bhé sicuramente  l’obbiettivo non era concentrarsi solo sul profilo della crescita scolastica di un giovane perciò dintorni significa crescita sotto il punto di vista più importante ovvero quello della vita al quale è sicuramente e necessariamente collegato il percorso scolastico. Ospiti di giornata sono i due noti professori e filologi romanzi Claudio Giunta dell’università di Trento già romanziere di successo inoltre fresco di pubblicazione con il suo primo manuale di letteratura e Marco Grimaldi dell’Università la Sapienza di Roma.  Due personalità giovani ma soprattutto giovanili per criticare in maniera costruttiva alternando con positività a negatività la modalità con la quale Dante e più in generale la letteratura vengono date in pasto ai giovani studenti delle scuole superiori. L’approccio con il panorama dantesco alle superiori risulta essere drastico, per il semplice fatto che il materiale , oltre che l’analisi della persona, risulta essere complesso da affrontare  per un giovane di 15-16 anni che ha tutt’altro nella testa a cui pensare e non di certo Dante ed essendo le sue opere in generale ma soprattutto la commedia, che per programma ministeriale deve essere affrontata nel triennio, particolarmente intense e non facili da comprendere addirittura per studiosi che vi dedichino la propria vita figuriamoci per un qualsiasi studente di liceo o di altra scuola superiore.  Questo ciò che emerge anche raschiando nei ricordi degli illustri invitati che si sono espressi in maniera abbastanza concorde sostenendo che per un differente approccio sia necessario anche un diverso modo di affrontare l’argomento da parte dei professori.  Fornire basi solide che permettano di affrontare temi importanti per la loro levatura possedendo quindi competenze pregresse che vengono acquisite durante il percorso letterario del biennio, altra soluzione può essere quella di affrontare la commedia non sedimentandosi sui concetti bensì sui significati delle singole parole, l’etimologie delle stesse, comprendere quindi l’italiano medioevale prima ancora di comprendere l’analisi di ciò che viene descritto con questo linguaggio, sostiene di fatto Giunta , da buon filologo romanzo, che sia necessario comprendere prima il perché si utilizzassero determinate forme lessicali e di sintassi ancor prima di affrontare gli “episodi” e gli intrecci riportati all’interno dell’opera. L’approfondimento più interessante e sul quale vorrei maggiormente soffermarmi però è quello che riguarda l’idolatria e miticizzazione del Dantismo e di conseguenza di coloro che ne studiano la vita e le opere. Il concetto sta nel ravvisare che un esaltazione e formalizzazione tale della figura di Dante rischierebbe di allontanare il giovane dallo studiare lo stesso per passione e lo avvicinerebbe a studiarlo piuttosto per timore reverenziale rendendolo ancora più astruso e complesso più di quanto non possa esserlo già , studiare un qualcosa che piace lo rende anche più piacevole e facile da apprendere. Ipotizzando un cambio di prospettiva che vedrebbe mutare del tutto la visione di Dante e del suo intero panorama si passerebbe ad un approccio generale più soft che permetterebbe ai giovani e non solo, di avvicinarsi alla commedia ed al poeta in sé in maniera differente, più passionale, con una voglia più intensa di comprendere la storia e tutti i motivi per i quali sia stata scritta, tuttavia il rischio che si può contestare è quello di suscitare una rozzezza dovuta probabilmente dalla leggerezza con la quale esso potrebbe essere affrontato, c’è da dire che un’opposizione di questo tipo altro non sarebbe che uno sminuire il valore dei giovani: sbagliatissimo! Il falso problema , come viene ravvisato, non si presenterebbe nemmeno, per il fatto che un approccio del genere porterebbe solo freschezza ed una sana e costruttiva spensieratezza che per gli anni degli studenti deve essere sacrosanta.  L’errore poi, che molte volte si pone in essere risulta quello di spezzettare la commedia non concependola come un qualcosa di unitario, lo studente si focalizza solo ed esclusivamente su quanto affrontato a lezione non collegando quanto analizzato con la globalità dell’opera, con questo modus operandi, risulta difficile appassionarsi a qualcosa. La curiosità e la voglia però devono essere fomentate ma soprattutto sostenute, è fondamentale quindi incoraggiare e venire incontro agli studenti per favorire un approccio differente all’opera che permetta di riempire il proprio bagaglio culturale con una pietra miliare della letteratura Italiana, simbolo di un percorso formativo e che aiuti gli adulti di domani a non “viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”  .

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Giovani: fucina di idee

imageI giovani sono una risorsa naturale, nettare per fornitura di nuove idee e creatività. Come aiutarli? Venire in contro a questa categoria in questo momento sicuramente può risultare difficile sotto molti punti di vista, in primis, quello che riguarda l’impiego degli stessi. In un panorama attuale che impostato in questo modo, rischia di tagliare le gambe a chi dimostra volontà e non stimolare chi magari risulta essere ancora immaturo per il grande salto. Questo sarà il tema che tratterò nel mio primo articolo sulla rivista “Agorá mensile d’informaIone” per illustrale la situazione sia da un punto di vista sociale sia da un puto di vista tecnico del giovane italiano con una precisazione particolare sulla regione Emilia- Romagna. Vi aspetto il 29 settembre in tutte le edicole.