Rassegna Poetica

Titolo: Quando una parte della vita se ne va.

Autore: Gianluca Festuccia.

Quando una parte della vita se ne va

Bisogna allenare gli occhi a vedere
di nuovo

Bisogna allenare le gambe a muoversi
di nuovo

Bisogna allenare le spalle a proteggerci                                                                      di nuovo

Bisogna allenare il sorriso a comparire
di nuovo

Bisogna allenare i fianchi ad avvicinarsi
di nuovo

Bisogna allenare le braccia a stringersi
di nuovo

Bisogna allenare le guance ad arrossire
di nuovo

Bisogna allenare il cuore a battere
di nuovo

Bisogna allenare la bocca a baciare
di nuovo

Bisogna allenare la testa ad amare
di nuovo

E bisogna

convivere con se stessi
ed abituarsi al vuoto

Di nuovo.

Si evince una spiccata musicalità in tutta la composizione, la struttura irregolare non contrasta questo effetto comunque prodotto da dolci e semplici artifici. L’anafora del “di nuovo” mi piace molto perché permette, all’inizio di ogni verso di rompere la monotonia della ripetizione, mi piace inoltre perché nasconde un significato simbolico ovvero una staticità dovuta dalla situazione e la necessità di romperla testimoniata proprio da quello che racchiude quell’espressione. È interessante partire dalla fine, il penultimo verso è una sorta di ossimoro nei confronti dell’intera composizione nella quale si invita a rincominciare, a non lasciarsi abbandonare a se stessi, tornare appunto ad “allenare le braccia a stringersi di nuovo” indirizzando all’unione ed all’accoglienza di nuove personalità all’interno della propria vita. Proposizione significativa è poi: “allenare gli occhi a vedere, di nuovo” invitando forse il lettore a muovere la propria conoscenza verso luoghi inesplorati al fine di ricercare nuovi stimoli ed ancora nuove conoscenze, ricollegandosi al verso più esplicito riportato precedentemente. Ci troviamo di fronte ad una serie di rimedi volti a risolvere il problema posto al primo verso, la perdita. La soluzione finale però è spiazzante in parte, perché è proprio la solitudine la miglior ricetta per colmare un vuoto. L’autore ci insegna che non è importante trovare qualcosa di nuovo per sostituire qualcosa di perso è bensì necessario saper ritrovare se stessi.

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