Neve, così bianca.

Neve, così bianca
Cadi purificando tutto.
Con il freddo,
Ghiacci
I cuori
Le menti
E le conservi nel silenzio.
Cadi, ma senza disturbare
Non fai rumore,
Non è un tuo vizio
Regali la luce perfetta
Che racchiude tutti i colori
La purezza,
Il bianco.
Cadi, e sciacqui gli uomini
Sporcati dalla vita
Regali’ loro momentanea quiete.
Impaurisci,
Dalla grandezza,
Chi ti osserva
Concedi riparo
A chi cerca

Se stesso.

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La lettera degli occhi

IMG_4016.PNGTornar potessi indietro, cambierei tutto. Cambierei il modo di parlarti, cambierei il modo di viverti e soprattutto cambierei il modo di guardarti. Parte tutto dagli occhi, da un incrocio di sguardi, come se fossero la foce di una sorgente che si congiunge al mare, gli occhi fanno questo appena si incontrano, si collegano e non si staccano più. Dissi una volta che gli occhi sono lo specchio di ciò che nascondiamo nell’animo, credo sempre di più in queste parole, quando si intrecciano gli sguardi si crea un ponte di contatto tra le due anime nascoste e queste vengono segnate per sempre inequivocabilmente, anche se questo ponte viene a crollare, figurativamente permane nell’idea e nello spirito. Se potessi tornare indietro inizierei da qui, nel ripristinare le crepe di questo ponte, non lasciar che imperterrite continuino il loro percorso, sgretolandolo sempre di più. Cambierei il modo, senza dare per certo quello che ho davanti, mantenendo nei miei di occhi, la curiosità di voler scoprire e di cercare sempre qualcosa di nuovo dentro di te, perché so che c’è, è inevitabile, non siamo completi per natura ma tendiamo a volerlo essere. Talvolta per esserlo si deve essere in due o in tre, quattro, cinque…. e potrei continuare fino all’infinito, ciò che è certo è che da soli non ci si riuscirà mai. Se potessi tornare indietro perciò ti guarderei come il primo giorno in cui mi sono innamorato, come se ogni giorno fosse inevitabilmente il primo e continuerei a farlo senza fermarmi mai, perché dovrei fermarmi? E’ quello che voglio, non ne vedo il motivo. Se potessi tornare indietro ti abbraccerei, sempre con gli occhi, perché loro hanno anche questo potere, quante cose si possono fare con un semplice sguardo. Se potessi tornare indietro ti bacerei, ancora con gli occhi, perché non c’è contatto più bello e più intimo di quello del bacio e pensare che questo avviene con le labbra che arrivano a toccarsi figuriamoci quanto sarebbe bello vedere due anime baciarsi. Insomma tutto questo per dire che, se potessi tornare indietro, non cercherei di cambiarmi, assolutamente no, cercherei di fare una cosa semplice ma che in realtà risulta essere difficilissima: aprire gli occhi.

Firmato: —

E’ proprio giusto studiare Dante così?

Che meraviglioso festival! Mi viene da pensare non appena  riaffiorano nella mente le immagini delle  manifestazioni di questo weekend ravennate appena trascorso dedicato a Dante, in una cornice meravigliosa nella quale hanno spiccato soprattutto  i chiostri francescani, teatro di conferenze veramente interessanti e di uno squisito concerto in una fredda ma lucente notte di un qualunque giovedì di Settembre. Illustri ospiti sono venuti a rendere omaggio con argomenti differenti al sommo poeta, tra i quali ha spiccato  il nome dello storico Luciano Canfora che ha deliziato i presenti con un intenso intervento riguardante il Canto di Ulisse, incentrando in particolare la discussione, sul tema della conoscenza.  L’incontro sul quale, tuttavia vorrei soffermarmi, ha visto protagonista un tema molto importante quanto se vogliamo complesso da affrontare, si tratta del valore di Dante e non solo ( la letteratura per intenderci) nella scuola e nei dintorni.  Ma cosa vuol dire dintorni? Bhé sicuramente  l’obbiettivo non era concentrarsi solo sul profilo della crescita scolastica di un giovane perciò dintorni significa crescita sotto il punto di vista più importante ovvero quello della vita al quale è sicuramente e necessariamente collegato il percorso scolastico. Ospiti di giornata sono i due noti professori e filologi romanzi Claudio Giunta dell’università di Trento già romanziere di successo inoltre fresco di pubblicazione con il suo primo manuale di letteratura e Marco Grimaldi dell’Università la Sapienza di Roma.  Due personalità giovani ma soprattutto giovanili per criticare in maniera costruttiva alternando con positività a negatività la modalità con la quale Dante e più in generale la letteratura vengono date in pasto ai giovani studenti delle scuole superiori. L’approccio con il panorama dantesco alle superiori risulta essere drastico, per il semplice fatto che il materiale , oltre che l’analisi della persona, risulta essere complesso da affrontare  per un giovane di 15-16 anni che ha tutt’altro nella testa a cui pensare e non di certo Dante ed essendo le sue opere in generale ma soprattutto la commedia, che per programma ministeriale deve essere affrontata nel triennio, particolarmente intense e non facili da comprendere addirittura per studiosi che vi dedichino la propria vita figuriamoci per un qualsiasi studente di liceo o di altra scuola superiore.  Questo ciò che emerge anche raschiando nei ricordi degli illustri invitati che si sono espressi in maniera abbastanza concorde sostenendo che per un differente approccio sia necessario anche un diverso modo di affrontare l’argomento da parte dei professori.  Fornire basi solide che permettano di affrontare temi importanti per la loro levatura possedendo quindi competenze pregresse che vengono acquisite durante il percorso letterario del biennio, altra soluzione può essere quella di affrontare la commedia non sedimentandosi sui concetti bensì sui significati delle singole parole, l’etimologie delle stesse, comprendere quindi l’italiano medioevale prima ancora di comprendere l’analisi di ciò che viene descritto con questo linguaggio, sostiene di fatto Giunta , da buon filologo romanzo, che sia necessario comprendere prima il perché si utilizzassero determinate forme lessicali e di sintassi ancor prima di affrontare gli “episodi” e gli intrecci riportati all’interno dell’opera. L’approfondimento più interessante e sul quale vorrei maggiormente soffermarmi però è quello che riguarda l’idolatria e miticizzazione del Dantismo e di conseguenza di coloro che ne studiano la vita e le opere. Il concetto sta nel ravvisare che un esaltazione e formalizzazione tale della figura di Dante rischierebbe di allontanare il giovane dallo studiare lo stesso per passione e lo avvicinerebbe a studiarlo piuttosto per timore reverenziale rendendolo ancora più astruso e complesso più di quanto non possa esserlo già , studiare un qualcosa che piace lo rende anche più piacevole e facile da apprendere. Ipotizzando un cambio di prospettiva che vedrebbe mutare del tutto la visione di Dante e del suo intero panorama si passerebbe ad un approccio generale più soft che permetterebbe ai giovani e non solo, di avvicinarsi alla commedia ed al poeta in sé in maniera differente, più passionale, con una voglia più intensa di comprendere la storia e tutti i motivi per i quali sia stata scritta, tuttavia il rischio che si può contestare è quello di suscitare una rozzezza dovuta probabilmente dalla leggerezza con la quale esso potrebbe essere affrontato, c’è da dire che un’opposizione di questo tipo altro non sarebbe che uno sminuire il valore dei giovani: sbagliatissimo! Il falso problema , come viene ravvisato, non si presenterebbe nemmeno, per il fatto che un approccio del genere porterebbe solo freschezza ed una sana e costruttiva spensieratezza che per gli anni degli studenti deve essere sacrosanta.  L’errore poi, che molte volte si pone in essere risulta quello di spezzettare la commedia non concependola come un qualcosa di unitario, lo studente si focalizza solo ed esclusivamente su quanto affrontato a lezione non collegando quanto analizzato con la globalità dell’opera, con questo modus operandi, risulta difficile appassionarsi a qualcosa. La curiosità e la voglia però devono essere fomentate ma soprattutto sostenute, è fondamentale quindi incoraggiare e venire incontro agli studenti per favorire un approccio differente all’opera che permetta di riempire il proprio bagaglio culturale con una pietra miliare della letteratura Italiana, simbolo di un percorso formativo e che aiuti gli adulti di domani a non “viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”  .

Il desiderio

imageAvvicinando il tuo sguardo
Funesta ondeggi
Manifestando
Un sinuosismo di forme
Aumenti il desiderio
Le onde del tuo corpo
Padroneggi nella mia mente
Il mio io risvegli cocente
Di desiderio del piacer
Nella ballata della notte.
Scopri ogni tua
Dolcezza,
Apparente trasgressione
Di un movimento lussurioso.
Dove sei?
Mentre cerco soddisfazione,
Forse mi sfuggi
Mentre io cerco,
Quel che non trovo
Nel reale disio della mia volontà
Camuffata di tiepide cecità..
Di morale.

Perchè ingannare la morte?

?Ogni essere vivente che poggia il proprio corpo su questo mondo, ha paura della morte. E’ il cosiddetto istinto di sopravvivenza, che ci spinge a muoverci in modo tale da poter considerare la vita un oggetto meraviglioso e perfetto. La volontà risulta allora essere quella di voler creare una realtà duratura senza porsi mai il quesito di quando essa cesserà, la paura è troppa. Ma questo può avere un limite? Quell’istinto in vero, non può essere il presupposto per un sogno quanto surreale quanto atroce nel suo significato. E’ un’antica legge che afferma che ogni cosa prima o poi giungerà ad una fine ed è proprio il termine a dare maggior valore ad essa; allora, aspirare alla vita eterna in senso materiale, perché credo io dal punto di vista spirituale è la miglior realizzazione esistente,  non risulta essere uno sminuire se stessi? 

Chi vuole vivere per sempre?

l’immortalità è via di fuga

per l’animo impuro

di chi ha paura, di mai

riuscir a giunger ad obbiettivo.

Scappare,

è da vigliacchi,

ingannare,

è da mediocri.

Perché ingannare la morte?

 

 

Sito ufficiale le libro!

buongiorno a tutti!

E’ ufficialmente online da poche ore il sito ufficiale del libro Gocce d’anima, nel quale potrete ricavare qualche curiosità riguardo al tema della raccolta e alla mia vita. E’ possibile acquistarlo direttamente sulla pagina, ricordo ulteriormente che i proventi del libro saranno interamente devoluti all’IRST di Meldola per la ricerca contro il cancro! potrete ritrovare il link del sito direttamente nel menù qui in alto!

Un abbraccio, Marco.

Il momento è arrivato

gocce d'anima

Non so descriverlo in verità, un sogno che si realizza? Forse. Forse la volontà di esprimersi con una modalità diversa che si discosta dal razionale parlare, si avvicina a qualcos’altro di non definito, ma definibile da chiunque voglia comprenderla. Forse è così che è nato tutto, 5 anni fa nella mia stanza, con le finestre spalancate, l’aria gelida ottobrina che avvolgeva il mio volto bagnato da lacrime di stupore e sofferenza. Non bastava più parlare e nemmeno scrivere, serviva altro, altro che mi facesse buttare fuori ogni pensiero ogni astrazione facendola divenire realtà, che non si collocasse nella quotidianità. Gradualmente tutto ha preso forma seguendo un’idea che non si è mai spezzata né tanto meno piegata e si è tramutata in tutto questo, un piccolo sogno divenuto realtà. Una realtà che testimonia il messaggio che io attraverso questa realizzazione voglio dare ad ognuno, di credere sempre a ciò che il nostro io interiore ha da dirci e di scoprire cosa siamo dentro non lasciando il dubbio, perché è da lì che deriva la nostra forza, e forse anche per questo motivo ho scelto, come annunciato qualche giorno fa, di devolvere tutto il ricavato, all’IRST di Meldola, per far capire che anche quando tutto sembra perduto, cercare in noi stessi il significato degli avvenimenti e la nostra forza, può essere la soluzione migliore è più bella. Un ringraziamento speciale va a tutti coloro che mi hanno affiancato in questi anni e che hanno reso possibile tutto questo, il libro è già disponibile su Amazon e da domani anche su altre piattaforme e librerie online al costo di 4,99 € in formato eBook.

Il guardiano silenzioso

goalkeeperD’attacco e di rimpallo il pericolo,

giunge dalla gamba avversaria funesta

non lasciando alcun respiro

al portiere e alla sua personalità.

 

Occhio di lince sorveglia,

da lontano come un guardiano silenzioso

azione, compagni

e protegge dagli avversari il bersaglio

 

nella gioia e nel dolore

il confronto lo trova in se

non basta nient’altro

egli è forte;

 

tanto forte da poter volare

per carpire il suo obbiettivo

là dove nessun altro può arrivare.

 

 

Che cos’è il calcio?

immagine parola

Solitamente alla parola calcio si allegano tanti pensieri e tante parole, ma mai realmente ciò che questo sport nasconde dentro di se. E’ sicuramente un qualcosa che unisce popoli ma li divide anche, accomuna una grande moltitudine di persone, unite dalla medesima passione, ma allo stesso tempo le differisce nel loro orientamento e nella loro cosi detta “filosofia” del gioco. Che potere! Verrebbe da dire osservando solo superficialmente il fenomeno, istantaneamente potrebbe anche trasparire nel parer comune il concetto di massa manipolata da questa grande divinità, ma cosi in realtà non è. Il calcio in se è un metafora pensandoci bene, della vita? Si proprio di quella, che paragone esagerato e poco ortodosso verrebbe da pensare ma non per nulla scontato e soprattutto errato. Quando si respira il profumo che persuade ogni campo di gioco la magia inizia ad avvolgere non solo i giocatori, bensì tutti coloro che ne stanno attorno, l’immagine strabiliante tuttavia è quella che scaturisce nel vedere come questo accada ovunque ed in ogni livello, alto, basso, medio e così via. Per quale motivo si dovrebbe sostenere ciò? Chiunque per un solo istante respiri queste emozioni si troverebbe immediatamente investito dal suddetto potere di questo incredibile sport, dove non sempre i più deboli perdono e i più forti vincono, dove non esiste la forza individuale ma esiste la forza dell’unione, del muoversi tutti insieme e della cooperazione. Il calcio è anche anche questo, è collettività testimonianza che nel rispetto dei propri ruoli ognuno può perorare la causa, che il bilanciamento dei soggetti crea il sistema perfetto. Tutto questo è perseguibile e soprattutto perfettibile, aspetto fondamentale nel creare un presupposto che permette di migliorare sempre di più il proprio obbiettivo. Non sembrerebbe forse questa riflessione legittimare almeno in principio il paragone poc’anzi menzionato? Ognuno può rispondere in molteplici modi a questa domanda, ma l’humus di essa è che il calcio è esso stesso un modo di comunicare ciò che si possiede dentro manifestandolo con il linguaggio dello sport e se non è un modo questo di vivere allora ditemi voi cos’è.

Impavido nomade

Il raggio di sole che,

trafiggendo la grigia

dona un po’ di splendore

riecheggia nell’occhio brillante

del viaggiatore stanco.

Attraversa egli ogni luogo

a cavallo della carcassa metallica

che talvolta si trasforma in cavallo bianco,

calpesta mari, monti, pianure

avvolto sovente nelle sue paure

che da sole possono stringere come camice di forza

o possono allietare come caldi maglioni lanosi.

la meta può essere lontana

può essere vicina

ma gli anni focosi

dell’impavido nomade

lo accompagnano

lungo la sua strada

senza,

lasciare mai che egli possa sentirsi solo

e come per l’astuto greco

la fame di casa e di viaggio

aspra battaglia han’ trovato in lui.